300 miglia per conoscerla
IL TRASFERIMENTO DI “BELTANE”
Alcune decisioni si prendono con entusiasmo, altre con un leggero nodo allo stomaco.
La nostra nuova Etap32s “Beltane” ci aspettava a Marina Sveva, in Molise.
Prese a mare in cattivo stato, vele ormai alla frutta e motore tagliandato da noi, ma mai davvero messo alla prova per ore sotto carico.
E soprattutto: non eravamo mai usciti dal porto (da soli) con una barca più grande di “Mon Etap”.

Partiamo da Mantova in macchina e arriviamo al Marina Sveva alle 10 di sera. Poche ore di sonno, giusto il tempo di distendersi e rendersi conto che il giorno dopo non sarebbe stata una prova. Sistemiamo il minimo indispensabile, controllo generale, cambusa e carburante.
La sveglia suona alle 4:00, alle 4:40 molliamo gli ormeggi.
Rotta: Vis.
Ottanta miglia d’altura.
Non è la nostra prima traversata, ma è la prima con questa barca e quando non conosci davvero ciò su cui stai navigando, anche il mare più tranquillo diventa un esame.
L’Adriatico e i pensieri…
La navigazione scorre alternando motore e vela, il vento non è costante e preferiamo non forzare nulla. Ogni rumore viene analizzato, ogni vibrazione osservata.
Le prese a mare sono il pensiero fisso.
Il motore è un’incognita controllata.
La barca è ancora un oggetto da capire.
In mezzo a questa attenzione quasi eccessiva, l’Adriatico ci regala immagini che alleggeriscono tutto: tartarughe che emergono, mangianze di tonni in lontananza, tutto ciò ci aiuta ad alleviare le nostre preoccupazioni.






Arriviamo a Vis intorno alle 20:30, troviamo un gavitello.
Il primo bagno è quasi liberatorio.
Sulla spiaggetta di poppa – quella che sulla vecchia Etap 24i avevamo solo sognato – inizio davvero a prendere confidenza con la barca. Prepariamo la cena. Non è vacanza, è trasferimento, ma la sensazione è quella di aver superato un primo passaggio.
Verso nord e l’arrivo della bassa pressione
Il giorno dopo si riparte, bagno rapido, colazione e prua su Rogoznica. La barca comincia a sembrarci meno estranea, Elena controlla le previsioni: bassa pressione, rischio temporali forti, raffiche fino a 40 nodi, DHMZ parla chiaro e noi senza pensarci, dirigiamo su Marina Kremik e decidiamo di fermarci.
Il fronte arriva davvero, con i suoi 40 nodi.
Noi lo guardiamo dalla sicurezza del porto.
La sosta diventa anche un rito: la nostra solita konoba e una peka di polpo che non delude mai. Il mare insegna anche questo: sapere quando fermarsi.



La barca inizia a parlarci
Ripartiamo il giorno dopo, previsione 10 nodi, ne troveremo oltre 25. E’ qui che la barca cambia volto, rispetto alla nostra “Mon Etap” la sensazione è diversa: più stabile, più piena, più sicura sull’onda. Questa barca ci trasmette solidità, non che la nostra 24i non lo facesse, ma qui abbiamo pur sempre 25 nodi, abbiamo alzato l’asticella. Però le vele sono stanche, dall’alto dei loro 20 anni sono smutandate davvero. Fatichiamo a risalire il vento, i bordi sono piatti, inefficaci e non vogliamo spingere troppo, non conosciamo ancora bene lo stato delle sartie.
Decidiamo di non insistere e ci rifugiamo in una baietta su un’isola dove non siamo mai stati. L’ingresso è da manuale di gestione dello stress, durante la navigazione si è rotto un lazy jack e la randa per metà in acqua (avevamo 2 mani) l’abbiamo avvolta in modo precario sul boma.
Come se non bastasse, Elena scendendo in cabina per prendere il mezzo marinaio sente odore di zolfo e bruciato. Effettua un controllo veloce e nota la batteria motore che è gonfia e “sobbolle” in modo preoccupante, ma ormai siamo nel mezzo della baia, non si torna indietro.
La gestione dell’emergenza
Appena prendiamo il gavitello apriamo tutti i portelli del gavone e ci avviciniamo con un estintore a portata di mano. Stacchiamo immediatamente corrente e attendiamo qualche minuto per capire in modo approfondito come stia evolvendo la situazione, decidiamo di staccare i connettori e mettiamo la batteria sulla spiaggetta di poppa per farla raffreddare.
Qui entra in gioco la nostra “eccessiva” prudenza, non conoscendo la barca, avevamo portato una batteria di scorta. La installiamo, facciamo test, controlliamo tensioni, avviamento, carica. Tutto funziona perfettamente e da quel momento in poi, nessun problema! La giornata dopo la trascorriamo in baia, passeggiate, bagno e la sera inauguriamo il forno a gas con una pizza. Un temporale leggero illumina la notte, ma non crea danni, solo lampi lontani e qualche goccia.






L’isola di IST e gli amici
Ripartiamo verso l’isola di Ist, sarà una giornata ricca di miglia. La prima parte a motore, poi vela, infine ancora motore contro 20 nodi di vento, con quelle vele proprio non riusciamo a stringere il vento! Arriviamo in baia e prendiamo un gavitello, non ho ancora le misure di questa barca, eseguiamo la manovra sotto gli occhi attenti dei nostri amici Francesco e Lucia che la sera ci ospiteranno a bordo della loro splendida “Tamata”, un Jeanneau Sun Odyssey 32i. Non so come facciano quei due, ma le loro cene sono sempre una promessa mantenuta.
Il giorno dopo restiamo a Ist. Tender verso una spiaggia nascosta, poi cena in konoba con nuovi amici. La vela è anche questo: incontri, nuove amicizie ed esperienze.








Il ritorno in Quarnaro e il faro di Porer
Dopo colazione puntiamo verso nord, l’idea iniziale è fermarci a Susak ma davanti all’isola decidiamo di tirare dritto e attraversare il Quarnaro. Dopo quattro anni di assenza, rivedere il faro di Porer è una emozione. È un punto geografico, ma anche emotivo. Entriamo in baia a Veruda quasi alle 21, troviamo due gavitelli liberi, uno lo prendiamo noi, il secondo lo prende un armatore solitario di un 45 piedi, che aiutiamo nella manovra con il nostro tender.
Il giorno dopo sono previsti forti temporali, restiamo in baia, SUP, una birra al tramonto e relax.
Alle 5 del mattino partiamo per Lignano Sabbiadoro.





La nostra Lignano Sabbiadoro!
La navigazione procede serena, risalendo l’Istria, al largo di Parenzo incontriamo un banco di delfini e notiamo un sacco di tartarughe. Alle 16:00 entriamo nel canale di Lignano Sabbiadoro, che emozione, mancavamo da 4 anni.
Percorriamo il canale della laguna con gli occhi fissi sul log che in alcuni punti segna 2 metri, noi peschiamo 1 metro e 80! Che ansia! Alle 16.30 finalmente entriamo al Marina Punta Gabbiani, ci accoglie il marinaio che si ricorda di noi su Mon Etap e ci chiede se abbiamo “gonfiato” la barca :). Ci fermeremo qui per fare i lavori di refitting fino alla prossima primavera.



Siamo partiti con dubbi, incognite e apprensione.
Arriviamo con una barca che conosciamo molto meglio.
La sera pizza e letto presto.
Il giorno dopo è il mio compleanno, sarà una giornata tutt’altro che leggera: disallestimento delle attrezzature, disalberamento e alaggio. Inizia la fase dei lavori in cantiere.
Il trasferimento è finito…il vero lavoro comincia adesso!!!




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Buon vento Elena e Filippo
